Lo Stato e i diritti LGBTQI

Trovo al limite della farsa la presa di posizione e la condanna da parte di politici e vari esponenti dell’establishment nei confronti delle aggressioni omo/transfobiche. Se veramente ritenessero tali comportamenti incivili dovrebbero approvare le proposte per l’ampliamento della Legge Mancino ai reati omo/transfobici.

Se veramente avessero a cuore o semplicemente volessero evitare il perpetuarsi di cittadini di serie A e B dovrebbero approvare le leggi che li renderebbero uguali. Se ciò non avviene, e nella realtà non accade, purtroppo giustificano i pensieri e gli atti violenti dei vari predicatori/picchiatori di turno che accusano le persone omo/transessuali si essere “scherzi della natura”. In fondo non è difficile, basterebbe promulgare una legge che sancisca uguali diritti per le persone omo/transessuali, in altre parole consentire a queste coppie di sposarsi e accedere a tutti i relativi diritti.

Vi racconto tre brevi esempi, forse vi aiuteranno a capire.

Quando la mia compagna è stata ricoverata in ospedale per un’operazione, abbiamo atteso un’intera giornata per poter compilare l’apposito modulo che consente di definire la persona incaricata di decidere in caso di complicazioni o decesso durante l’operazione.

Solo la sera prima dell’intervento siamo riuscite a firmare tale documento.

Quando sono andata in urgenza al pronto soccorso per una colica, la mia compagna è rimasta in sala d’aspetto senza possibilità di entrare o interloquire con i medici.

Alla mia richiesta al medico di turno di farla entrare per rassicurala sulla mia situazione, la risposta, anche se data in modo gentile, è stata chiara: «Non è nessuno, non può entrare».

Così, per evitare alla mia compagna ulteriori angosce, con molta fatica, mi sono trascinata con la mia flebo in sala d’aspetto per rassicurarla sul mio stato.

Infine, quando sono stata ricoverata per l’asportazione dei calcoli alla cistifellea, abbiamo chiesto ripetutamente di poter compilare il solito modulo che assicurava alla mia compagna tutti i diritti in caso di complicazioni o morte durante l’intervento. Non è stato possibile.

Mentre mi sottoponevano alla preparazione per l’intervento ho spiegato al personale paramedico che fuori c’era la mia compagna e che era a lei che dovevano rivolgersi in caso di complicazioni. Parole che ho ripetuto anche in sala operatoria al medico e all’anestesista…

Per fortuna è andato tutto bene.

Quante persone come me hanno il coraggio di rivendicare i propri diritti anche in una situazione così difficile?

E perché lo Stato deve obbligarci a chiedere e implorare per un nostro diritto costituzionale?

Oltretutto, io sono convinta che, finché lo Stato considererà le persone omo/transessuali cittadini di serie B, darà adito a chi ci disconosce e, forse con questo atteggiamento, legittimerà le azioni violente verbali e/fisiche nei nostri confronti.

Marinella Zetti
articolo originale

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