Democrazia diretta del M5S

Il movimento 5 Stelle è composto da 9 milioni di cittadini che lo hanno votato alle ultime elezioni politiche, da 150 parlamentari e da un numero via via crescente di cittadini che si impegnano nel Movimento in vario modo. Tra questi ultimi spiccano i cittadini che vogliono decidere loro come il M5S può agire riguardo argomenti importanti che non sono dentro il programma del Movimento.

Il programma del Movimento è stato stilato da Beppe Grillo, Casaleggio e pochi altri iniziati, illustrato in infinite manifestazioni di piazza in cui Grillo oltre a fare ridere ne parlava. Gli elettori hanno premiato quel programma con 9 milioni di voti. Fuori dal programma elettorale ci sono innumerevoli argomenti e per i più qualificanti Grillo ha promesso di chiedere l’opinione degli elettori che si vogliono impegnare.

Chi sono gli elettori impegnati a cui Grillo può chiedere l’opinione? Sono certamente quelli iscritti al sistema operativo 5 stelle. Chi si può iscrivere? Tutti i 9 milioni di elettori o quelli che si vogliono impegnare. Chi non si vuole impegnare vorrà certamente adeguarsi alle scelte dei cittadini che si impegnano. Un principio democratico universale è che chi si astiene dal voto subisce le scelte della maggioranza.

Ovviamente tutto l’intero progetto di democrazia diretta è limitato all’universo parziale del M5S e non è esteso agli altri partiti. Nulla vieta però al Partito democratico di fare un proprio sistema operativo piddino e di fare votare chi si iscrive sulle scelte politiche fondamentali come ha fatto Beppe Grillo.

Siamo all’inizio ma questa è la vera democrazia diretta con la gente che si vuole impegnare che vota e con i parlamentari che seguono l’indirizzo vincolante (obbligatorio) del popolo grillino che ha votato. È una piccola Svizzera limitata al solo M5S ma che altri partiti possono espandere, il PD, il PDL, fino ad estendersi a tutti gli italiani ovvero a tutti quelli che vogliono impegnarsi e che hanno almeno un onorevole in Parlamento.

A ben vedere è un metodo virtuoso quello applicato dal Movimento. In principio ci fu la rinuncia ai soldi dello Stato che un Referendum di 20 anni fa ha imposto di non prendere da parte dei Partiti, Referendum violato. Il problema della violazione del Referendum sul finanziamento pubblico ai partiti è stato risolto non con il voto in Parlamento ma con una scelta virtuosa.

La virtuosità sta nel fare in prima persona quello che è giusto e poi di chiedere agli altri di fare la stessa cosa. “Io” come Movimento non prendo i soldi dei cittadini per finanziare il M5S e poi chiedo agli altri partiti di fare lo stesso. “Io” come Movimento permetto ai miei elettori che si voglioni impegnare di avere per la prima volta in Italia la Democrazia diretta, poi chiedo agli altri partiti di fare la stessa cosa.

Finora la logica era invece opposta: ovvero se c’è la maggioranza in Parlamento si approva una legge che permetta la democrazia diretta o abroghi il finaziamento pubblico ai partiti, se non c’è la maggioranza allora è colpa del Popolo che non ha dato al partito abbastanza voti.

Una logica perversa che ha tenuto banco per decenni e che è sfociata con l’arroganza del potere che se ne è fregato anche dei Referendum che sono vincolanti per il Parlamento. Quindi un comportamento dei Partiti contrario al virtuosismo del M5S.

La democrazia diretta come si è vista in questi mesi è ancora molto zoppicante. Gli iscritti al sistema operativo 5 stelle sono ancora pochi. Le votazioni in alcuni casi sono state frettolose, manca una organicità sugli argomenti sottoposti al voto, non c’è un metodo, ma decide Grillo.

Molte critiche si possono fare al primo esperimento di democrazia diretta in Italia ma certo che la sostanza c’è tutta. I cittadini grillini hanno potuto votare “direttamente” al Senato della Repubblica su un tema importante come l’abrogazione del reato di clandestinità: una rivoluzione devastante per l’Italia.

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